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01 Mar 2020

Smart Working, cos’è e a chi conviene? Guida al lavoro agile

Smart working, una definizione e cosa prevede la Legge 81 del 2017
La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Con la Legge 22 MAGGIO 2017 N. 81, entrata in vigore il 14 Giugno 2017, sono state introdotte nel nostro ordinamento le “MISURE PER LA TUTELA DEL LAVORO AUTONOMO NON IMPRENDITORIALE E MISURE VOLTE A FAVORIRE L’ARTICOLAZIONE FLESSIBILE NEI TEMPI E NEI LUOGHI Del LAVORO SUBORDINATO”. Viene introdotto il lavoro agile (cd smart working), allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del lavoratore.

La legge 81, agli art 18,19, 20,21,22 e 23, vuole confermare con il lavoro agile la centralità delle risorse umane come fattore strategico per sostenere la crescita delle Aziende, creando una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella Circolare n. 48/2017.

Che cos’è il lavoro agile?
Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

La prima cosa da chiarire subito è che lo smart working non è il telelavoro, quest’ultimo semplicemente sposta la scrivania dell’impiegato nella sua abitazione, ma gli orari e le mansioni restano identiche, mentre nello smart work c’è un differente grado di flessibilità. Il Ministero del Lavoro lo definisce “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Lo Smart Working non è però una semplice iniziativa di work-life balance e welfare aziendale per le persone: si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale e richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, per cui si deve prevedere una roadmap dettagliata fase per fase. Bisogna sempre ricordare, infatti, che è un progetto intrinsecamente multidisciplinare, che presuppone una governance integrata tra gli attori coinvolti.

Lo smart working contrattualmente è una forma di lavoro subordinato, va oltre il telelavoro, in quanto concepisce la flessibilità negli orari e nella sede di lavoro consentendo ai lavoratori dipendenti di rendere normalmente la propria attività lavorativa fuori dai locali aziendali.

Smart working, la responsabilità del datore di lavoro
Requisiti essenziali della prestazione di lavoro agile sono dunque la volontarietà, in quanto la modalità di esecuzione è stabilita mediante accordo tra le parti, e lo svolgimento di parte del lavoro in esterno senza una postazione fissa, con il solo limite dell’orario di lavoro massimo. In particolare, la libertà di scelta della postazione di lavoro è un requisito essenziale del lavoro agile, che lo distingue da altre attività lavorative normalmente eseguite in esterno, ma in luoghi indicati dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa. È applicabile, in quanto compatibili anche ai rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione.

La retribuzione in modalità smart working

Il Legislatore, stante la peculiare modalità con cui può essere resa la prestazione lavorativa, ha ritenuto opportuno riconoscere espressamente ai lavoratori “agili” il diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Con lo smart working si guadagna di meno?

Lo svolgimento della prestazione lavorativa nella modalità lavoro agile comporta unicamente una diversa modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e:

•          non muta gli obblighi, i doveri e i diritti posti in capo al dipendente e al datore di lavoro previsti dalle vigenti norme di legge e di contratto collettivo nazionale di settore, e comporta il rispetto di tutte le disposizioni di legge e di normativa aziendale tempo per tempo vigenti, ivi compresi i trattamenti economici e normativi;

•          non costituisce variazione né della sede di lavoro, né dell’orario individuale di lavoro e della relativa collocazione temporale ivi comprese le caratteristiche di flessibilità eventualmente in essere;

•          non determina alcun mutamento delle mansioni, né delle opportunità di crescita professionale;

•          non modifica il potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro;

•          deve consentire una crescita professionale analogo a quello del lavoro svolto in modo tradizionale.

Come viene garantita la sicurezza per i lavoratori in smart working

In tema di obblighi di sicurezza sul lavoro la L. 81/2017, al di là dell’obbligo di fornire al lavoratore strumenti di lavoro idonei e sicuri, prevede espressamente solo un obbligo di informativa scritta, con cadenza almeno annuale, del lavoratore e del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza circa i rischi generici e specifici dell’esecuzione della prestazione in modalità agile.

Quanti giorni si può lavorare in smart working?

La quantità di tempo (giorni) in cui lavorare in telelavoro dipende dal tipo di accordo stipulato fra le parti. Ad oggi ci sono aziende che consentono il lavoro a distanza, ossia non presso la sede aziendale, per uno-due giorni a settimana. Ma dipende dal ruolo ricoperto.

I dipendenti potranno lavorare in parte presso i locali dell’azienda, in parte dove vorranno, ma sempre entro gli orari giornalieri e settimanali massimi. Una parte dell’accordo dovrà essere dedicata al dettagliare il “diritto alla disconnessione”: dovrà esser messo nero su bianco il tempo di riposo del lavoratore, “nonché le misure (tecniche ed organizzative) necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.

Con lo smart working si è sempre raggiungibili dal datore di lavoro?

Quando si parla di smart working è necessario che le parti (dipendenti e datore di lavoro) definiscano delle fasce orarie di disconnessione, altrimenti il rischio è che il lavoratore diventi “schiavo” della connessione permanente. Diverse grandi aziende tedesche e francesi hanno già raggiunto accordi per evitare il fenomeno dell’always on – Volkswagen, Bmw, Henkel, Axa France, Orange – e in Francia si sta discutendo di inserire il diritto alla disconnessione nell’ordinamento. Il tema è tanto attuale quanto delicato, non può essere lasciato alla improvvisazione.

Quanto si risparmia con lo smart working
I vantaggi per l’azienda fanno riferimento a:

·       Abbattimento di una serie di costi (affitto, energia elettrica, riscaldamento, buoni pasto, mensa);

·       Aumento della produttività del lavoratore. Si stima infatti che lo smart working possa aumentare la produttività aziendale di quasi 30 miliardi di euro;

·       La certezza di avere un lavoratore più rilassato, quindi più felice, quindi più produttivo.

I vantaggi per il lavoratore fanno riferimento a:

·       Possibilità di gestire l’orario lavorativo sulla base delle esigenze personali;

·       Maggiore flessibilità;

·       La possibilità di poter gestire la pause con maggiore relax;

·       Riduzione dello stress;

·       Aumento dell’efficienza (il lavoratore non deve perdere tempo a prepararsi e a raggiungere la postazione di lavoro);

·       Risparmio dei costi di trasporto.

Lo smart worker in Italia
Secondo un’indagine condotta da InfoJobs entro il 2020 lo smart working sarà realtà per il 51% delle aziende italiane. Ad oggi, il 39% delle aziende ha implementato politiche di smart working. Di queste, il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, mentre per il 12% coinvolge tutti i dipendenti. C’è poi un 12% di imprese che ne prevede l’introduzione entro due anni. Lo smart working è visto anche come una leva strategica per attrarre nuovi talenti (79%) che lo vedono come un elemento differenziante nel 37% dei casi o comunque come un incentivo su cui far leva insieme anche ad altri elementi quali il grado di responsabilità e le condizioni economiche nel 42%.

Ad oggi, per arginare il dilagare del Corononavirus si può e si deve ricorre al lavoro agile. la Presidenza del Consiglio ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, adottando misure di contrasto e contenimento alla diffusione del predetto virus”, ha approvato d’urgenza il decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n. 6– recante le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 (sigla ufficiale che indica il Coronavirus) che causa la malattia COVID-19– e che prevede “la sospensione delle attività lavorative per le imprese ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare, in modalità a distanza ovvero in lavoro agile (smart working.)